

Significati simbolici
Nella sua forma più semplice il Fiore della Vita, chiamato anche "Sesto giorno della Genesi" poiché ottenuto dalla 'rotazione' di sei cerchi o sfere (fig.2), corrispondenti ognuna ad un giorno della Creazione, rappresenta la struttura interna del Creato, ed il suo completamento. È un simbolo antichissimo, che è stato trovato in tutto il mondo ed in ogni cultura. Era conosciuto, ad esempio, dai primi cristiani copti, che lo incisero sulle pareti del tempio di Ibis, a El Kharga o nelle mura dell'Osireion di Abydo; dagli Etruschi, raffigurato sullo scudo di un guerriero in un bassorilievo nelle rovine di Vetulonia; dai Cinesi, nell'ex dimora dell'Imperatore, inciso sotto le zampe di un leone solare; dagli Ebrei, che lo raffigurarono all'interno del Tempio di Gerusalemme.
Presso
gli antichi Celti veniva interpretato come simbolo in movimento e quindi
rappresentava la potenza vivificatrice e generatrice del Sole: l’astro
trasmetterebbe al segno il suo potere guaritore e protettivo. Propizierebbe una
nascita e una vita fortunate, non sembra un caso, quindi, che questo simbolo lo
si trovi molto frequentemente in luoghi bisognosi di protezione e di difesa,
quali le serrature e le culle dei neonati. Il fatto di essere riferito al numero
6, che simboleggia la Creazione, lo accomuna alla "ruota
della vita", che simboleggia l'alternarsi
delle stagioni e delle vicende umane. Lo si trova talvolta all'interno di alcune
chiese, come la Basilica di San Clemente a Roma, una delle più importanti
basiliche della cristianità. Con il nome di "Sole delle Alpi"
è stato adottato modernamente come emblema del partito della Lega Nord, che vi
vede una testimonianza dell'origine celtica delle popolazioni del Nord Italia:
un po' come i Nazisti di Hitler adottarono il simbolo ariano del Sole, la
svastica, per evocare la loro presunta discendenza ariana. La
Sapienza Ebraica lo ha associato all'Albero Sephirotico o Albero della
Vita (o della Conoscenza), la cui struttura può essere costruita a
partire da questo simbolo (fig. 3). Nella sua forma estesa (fig. 1), il Fiore della
Vita riveste un'importanza notevole perché
viene riconosciuta nella sua struttura una matematica perfetta, con la
presenza del "numero aureo" che è esotericamente considerato
sacro, poiché in natura esso è presente in moltissime forme, nella materia
visibile. Gli antichi architetti lo hanno sapientemente inserito in ogni
struttura da loro costruita, i pittori rinascimentali ne facevano un modello di
perfezione nelle scene rappresentate con proporzioni, appunto, auree. Il fiore
della vita veniva considerato dai simbolisti, dai primi iniziati e dalle scuole
misteriche quale punto di partenza per la costruzione dei solidi platonici,
secondo un meccanismo che consente di passare dalla bidimensionalità alla
tridimensionalità.

Fig. 3 - Costruzione dell'Albero della Cabala attraverso il Fiore della Vita
Il cubo di Metatron ed i solidi platonici
Il "Fiore della Vita" nasconde tra i suoi petali il "Frutto della Vita" (fig. 4 e 5), figura di grande importanza in quanto rappresenta la base di ciò che è conosciuto come cubo di Metatron. Questo solido a sua volta contiene 4 dei 5 solidi platonici: cubo, ottaedro, dodecaedro ed icosaedro (fig. 6). I solidi platonici sono caratterizzati dalle stesse misure di lati, superfici ed angoli. Sono solidi inscrivibili in una sfera, e tutti quanti contengono al loro intero una stella tetraedrica, che può essere visto come un "sigillo di Salomone" che si estrinseca in forma tridimensionale (fig. 7).
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Fig. 4 - Dal Fiore al Frutto della Vita |
Fig. 5 - Il Frutto della Vita |
Tutto ciò era parte integrante delle conoscenze iniziatiche della classe sacerdotale, particolarmente quella sumera ed egizia, e successivamente Templare, che vedevano in questi solidi la forma degli elementi:
Tetraedro = fuoco
Cubo = terra
Ottaedro = aria
Icosaedro = acqua
Dodecaedro = il superamento dei quattro elementi, la Quintessenza.

Fig. 6 - Dal cubo all'icosaedro attraverso il Frutto della Vita

Fig. 8 - I cinque solidi platonici
Parte del testo e le immagini da 3 ad 8 sono state tratte da:
"Scienza, Mistica e Alchimia dei cerchi nel grano", di Adriano Forgione e Alfredo Di Prinzio, 2003, Ed. Hera.